La Musica Veneziana alla fine del
Cinquecento

Un secolo sta per terminare. La Serenissima
Repubblica vive un felice e glorioso momento: la minaccia ottomana è stata
finalmente allontanata dalle coste delle sue residue colonie commerciali in
oriente dopo la folgorante vittoria di Lepanto (1571) ad opera della flotta
della coalizione cristiana condotta dal valoroso Sebastiano Venier.
Ora
nessuno minaccia più i mari dei suoi commerci, nessuno osa invadere il suo
retroterra che si estende ad ovest fino alla Lombardia e all'Emilia-Romagna; la
lungimiranza politica fatta di intelligenti alleanze con le cancellerie dei
principati d'Europa le permette di concentrarsi sul suo "sport"
preferito: lo sviluppo dei commerci e del proprio benessere.
Ma
non erano più i tempi del totale dominio dei mari e del monopolio commerciale
con l'Oriente; la crescente importanza delle rotte navali verso le terre del
Nuovo Mondo avevano cominciato a sottrarle, come si direbbe oggi, grosse quote
di mercato, e questa nuova situazione sarà la causa del suo lento ma
progressivo declino economico.
Eppure
in quegli anni di fine secolo nessuno a Venezia si preoccupa del futuro, troppo
presi nel godersi quel momento di grande euforia per la storica vittoria navale
sul nemico di sempre che la fa tornare la potente ed invincibile Dominante dei
Mari. In
nessun'altra città europea le arti fioriscono con tale fastosità e grandiosità;
architetti come Sansovino, Da Ponte e Palladio, pittori come Bellini, Tiziano,
Veronese e Tintoretto, realizzano con le loro opere la trasformazione della
città che, ormai ricchissima di monumenti e opere d'arte, abbaglia e stupisce i
sempre più numerosi visitatori in arrivo da tutta Europa.
Questo
splendore si riflette anche nella musica. La fama dei compositori della
Cappella Ducale della Basilica di S. Marco, la più grande d'Europa, si é talmente
estesa e consolidata che prìncipi e mecenati inviano i loro musicisti di corte
a Venezia per studiare e carpire i segreti della bellezza di quella musica.
Merulo, Guami, e soprattutto Andrea Gabrieli e il nipote Giovanni Gabrieli
furono gli iniziatori di uno stile che fece scuola ed ebbe numerosi seguaci in
Italia, da G. Croce a C. Monteverdi fino ad arrivare ad A. Vivaldi, e che in
Germania contribuì a fondare le basi della scuola musicale tedesca con Hans Leo
Hassler e Heinrich Schütz.
Era
nata la Scuola Veneziana.
Cosa
rendeva quella musica così attraente? Venezia stessa, certamente, città
cosmopolita e aperta a tutte le novità dell'arte, cerniera tra le culture di
Oriente e Occidente. Ma anche perchè si erano create le condizioni per l’inizio
dell’evoluzione che avrebbe portato rapidamente la musica rinascimentale verso
l'epoca barocca.
Alla
base di tale trasformazione figurano alcuni elementi caratterizzanti che
saranno sviluppati nel ‘600; innanzi tutto la forma musicale che, dall'austera
concezione liturgica palestriniana, diventerà sempre più musica d'effetto,
fatta per colpire più l'immaginazione del fedele che il suo spirito. Altri
elementi sono il sempre maggior ricorso alle voci soliste, l'impiego di
complessi strumentali soprattutto di ottoni spesso concertati con una o due
voci soliste, l'esatta indicazione degli strumenti da utilizzare operata
dall'autore direttamente sulla partitura, la descrizione in partitura delle
espressioni esecutive, il ricorso a due o più cori battenti i quali si disponevano
fisicamente in luoghi distinti, ognuno accompagnato da uno specifico complesso
strumentale, in modo da dare all'ascoltatore l’impressione di essere immerso ed
avvolto dalla musica (oggi la chiameremmo “stereofonia”...).
Tutto questo grazie ai due Gabrieli che
avevano intuito l'enorme importanza della relazione spazio-suono ed erano
riusciti ad esaltare gli effetti di acustica ambientale della Basilica di S.
Marco, della Basilica di S. Maria dei Frari, dell'Aula Grande della Scuola di
S.Rocco, luoghi privilegiati per esecuzioni di questo tipo.
Era nata la policoralità, era nata la grande
musica con la quale la Serenissima celebrava i propri fasti e la propria
grandezza. Nelle grandi ricorrenze religiose venivano spesso ingaggiate grandi
masse di esecutori per rappresentare opere appositamente scritte per
l’occasione. Lo confermano i registri di spesa rinvenuti negli archivi della
Cappella Ducale che elencano accuratamente le spese sostenute per tali eventi,
come in occasione della grande Messa di Ringraziamento svoltasi in S. Marco
dopo la battaglia di Lepanto, alla presenza del doge Alvise Mocenigo, per la
quale furono ingaggiati circa 60 tra orchestrali e cantori; le musiche eseguite
erano di Merulo, Willaert e Andrea Gabrieli, a doppio e triplo coro.
Ma
in queste occasioni in realtà Venezia, più che l'aspetto religioso, celebrava
se stessa, i suoi trionfi, la raggiunta tranquillità della sua solidità
politica ed economica che nessuno dubitava sarebbe durata in eterno. Da quel
momento sua musica diventava sempre più fastosa e grandiosa, in netto contrasto
con la realtà del suo ormai incipiente e irreversibile declino economico e
politico.
Ma
forse il motivo era proprio questo!
(a cura di C.
Fioretti)
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