il Requiem di G. Fauré

(lettera del Presidente al Coro)

 

Iniziando lo studio di questa splendida opera penso possa essere utile per un migliore approccio qualche notazione storica su di essa.
Gabriel Fauré
(1845-1924) è stato uno dei maggiori esponenti del romanticismo musicale francese di fine Ottocento, assieme a Debussy, Saint-Saens, Dukas, ed il suo Requiem si pone al vertice di questo genere di musica sacra, assieme a quelli di Mozart, Verdi e Brahms. E’ stato anche seguace della nuova corrente artistica dell’ Impressionismo musicale, che ha portato anche nella musica le sensazioni e le “impressioni visive” dei grandi pittori francesi di fine Ottocento.

L'idea di Faurè, nel comporlo, era che il  Requiem dovesse essere pacatamente distaccato ed intimista e dunque assai diverso dagli altri. Questo gli costò molta fatica  tanto da richiedere molti anni di lavoro (dal 1887 al 1900) e tre diverse versioni che si sono succedute dopo continui aggiustamenti ed ampliamenti. Quella che noi studieremo, pubblicata nel 1893, è la versione oggi  più eseguita.
In essa l'autore ci propone una Messa per i defunti, a differenza delle altre citate, senza Giudizio Universale e con una pacata osservazione del mistero della Morte. Questo gli ha procurato non poche critiche alle quali Fauré ha risposto: “E' stato detto che il mio Requiem non esprime la paura della morte e qualcuno lo chiama persino ‘ninna nanna della morte’, ma è coma la vedo io: una serena liberazione, un'aspirazione verso una felicità superiore e non un'esperienza dolorosa”.
Per questo la parola requiem (pace) prevale in cinque dei sette movimenti e si conclude con il responsorio "Libera me" e con l'antifona "In Paradisum".

Le caratteristiche musicali sono consone all'idea dell'autore: lunghe e serene melodie, ritmi in sottofondo, ampie strutture musicali che possono ricordare persino Bach. La cultura musicale mediterranea di Faurè aumenta il fascino di quest'opera che, come dice la critica, sa trasmettere un senso di purezza e di mistero capace di trascendera la realtà del mondo e di esprimere l'ineffabile.

D'altra parte è noto che la musica é la sola arte capace di dire ciò che la parola non può esprimere.

 

Accanto al Requiem potremmo inserire anche lo studio de Le Cantique da Jean Racine, opera famosissima e con le sue stesse suggestioni musicali, e la splendida Pavane per orchestra.

Che ne dite, vogliamo provare ad eseguire queste oopere in concerto anche noi?

 

Buon lavoro a tutti.

Arrigo Rigoni

 

Roma 3 gennaio 2009