il Requiem di G. Fauré
(lettera del Presidente al Coro)
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Iniziando lo studio di questa splendida opera penso possa
essere utile per un migliore approccio qualche notazione storica su di essa. L'idea di Faurè, nel comporlo, era che il Requiem dovesse essere
pacatamente distaccato ed intimista e dunque assai diverso dagli altri.
Questo gli costò molta fatica tanto da richiedere molti anni di
lavoro (dal 1887 al 1900) e tre diverse versioni che si sono succedute dopo
continui aggiustamenti ed ampliamenti. Quella che noi studieremo, pubblicata
nel 1893, è la versione oggi più eseguita. Le caratteristiche musicali sono consone all'idea dell'autore:
lunghe e serene melodie, ritmi in sottofondo, ampie strutture musicali che
possono ricordare persino Bach. La cultura musicale mediterranea di Faurè
aumenta il fascino di quest'opera che, come dice la critica, sa trasmettere
un senso di purezza e di mistero capace di trascendera la realtà del mondo e
di esprimere l'ineffabile. D'altra parte è noto che la musica é la sola arte capace di
dire ciò che la parola non può esprimere. Accanto al Requiem potremmo inserire anche lo studio de Le Cantique da Jean
Racine, opera famosissima e con le sue stesse
suggestioni musicali, e la splendida Pavane
per orchestra. Che ne dite, vogliamo provare ad eseguire queste oopere in
concerto anche noi? Buon lavoro a tutti. Arrigo Rigoni Roma 3 gennaio 2009 |